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In moltissime specie di insetti la produzione di suoni rappresenta un’attività di vitale importanza. L’emissione di segnali sonori è essenziale nella comunicazione intraspecifica, sia nel comportamento riproduttivo (richiamo sessuale, corteggiamento) sia nelle interazioni sociali (segnali di pericolo, di marcatura del territorio); ad ogni modo esiste anche una comunicazione interspecifica, in particolar modo nel caso di suoni emessi come mezzi di difesa contro i predatori.

Si distinguono tre tipi di suoni prodotti dagli insetti:

  1. Suoni associati al volo.
  2. Suoni prodotti dalla percussione del substrato.
  3. Suoni prodotti da appositi meccanismi.

Suoni associati al volo

Sono prodotti dalle vibrazione delle ali e del torace, in genere durante il volo.

La loro genesi può essere accidentale, basti pensare al ronzio di molti ditteri. In altri casi il battito delle ali genera frequenze, sia udibili sia ultrasoniche, utilizzate come segnale intraspecifico: il ronzio delle zanzare (generato da 1000 battiti al secondo) è correlato al corteggiamento. L’ape regina sfregando il torace emette uno “squittio” con funzione di comunicazione all’interno della famiglia.

Suoni prodotti dalla percussione del substrato

La produzione di questi suoni non è prodotta da strutture specializzate, ma da ispessimenti, rugosità o tubercoli della cuticola. Nei tarli il capo ed il protorace battendo sulle pareti della galleria scavata nel legno, ottengono un suono utilizzato come segnale di corteggiamento. Formiche e termiti battendo il capo nelle gallerie sotterranee producono un suono con funzione di segnale di allarme.

Tarlo del legno (Hylotrupes bajulus, Linneo, 1758)

Tarlo del legno (Hylotrupes bajulus, Linneo, 1758)

Suoni prodotti da appositi meccanismi

I dispositivi presenti negli insetti capaci di produrre suoni sono riconducibili a tre tipi fondamentali:

  1. Plettri e archi.
  2. Tamburi a frizione.
  3. Fiati
  • Plettri e archi, emissione del suono per sfregamento: l’organo che produce il suono, organo stridulatorio, è costituito da una superficie provvista di strie disposte parallelamente (archetto o cresta stridulatoria) e una lamella rigida (plettro o cantino), in alcuni casi un tubercolo. Lo sfregamento reciproco di queste strutture produce il suono. Esiste un enorme varietà di organi stridulatori. In pratica qualsiasi struttura esterna del corpo che può essere sfregata contro una parte ad essa adiacente può essere coinvolta (antenne, mandibole, mascelle, segmenti toracici, ali, zampe, tegmine).
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  • Tamburi a frizione, emissione del suono per mezzo di membrane vibranti: questi dispositivi sono caratteristici delle cicale. Una membrana circolare, convessa esternamente, il timpano, è sottesa grazie ad anello chitinoso. Un robusto muscolo, il muscolo del timpano, è inserito centralmente sulla membrana. Questo muscolo contraendosi deforma il timpano verso l’interno. In questo modo è generato un suono. Il rilassamento del muscolo riportando la membrana alla sua posizione iniziale determina la genesi di un secondo suono. Il muscolo del timpano può contrarsi e rilassarsi a frequenze elevate, da 120 a 480 volte al secondo secondo la specie. Nella cicala, gli organi sonori si trovano nella regione addominale associati a sacchi aerei la cui funzione è quella di amplificare il suono di circa 20 volte.
Tibicen linnei

Tibicen linnei

  • Fiati, produzione del suono mediante il flusso di aria: non sono numerosi gli insetti che adottano questo sistema per emettere suoni. L’esempio meglio studiato è quello del lepidottero sfinge testa di morto (Acherontia atropos). Se la farfalla è infastidita emette un “grido” lamentoso che associato al disegno del teschio presente sul torace , al suo aspetto macabro ha concorso alla cattiva reputazione che questa farfalla notturna gode sin dall’antichità.
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La meccanica con la quale è prodotto il suono può essere così riassunta: la faringe dilatandosi favorisce l’inspirazione dell’aria attraverso la spiritromba, breve e sclerificata. L’aria entrando nella cavità faringea fa vibrare una lamella situata a livello dell’orifizio buccale, l’epifaringe (struttura analoga all’epiglottide dei vertebrati), producendo il suono.

Acherontia atropos

Acherontia atropos

Nella realizzazione di questa pagina ho utilizzato come principale fonte bibliografica il volume “Suoni natura e cultura” pubblicato nel 2000 in concomitanza dell’omonima Mostra interdisciplinare dei musei dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma.

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