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La zoofarmacognosia è una scienza che studia come gli animali si curano procurandosi spontaneamente in natura il rimedio idoneo per determinate patologie e che coinvolge, oltre l’etologia differenti disciplina: l’ ecologia, la botanica, la farmacologia, l’ antropologia, la chimica e la parassitologia.

Nasalis larvatus Wurmb, 1787

Tutelare gli ambienti in cui vivono le piante medicinali e gli animali che le utilizzano significa, non solo ripsettare la biodiversità, ma anche conoscere nuove molecole da sfruttare per l’ industria farmaceutica e capire come gli animali si curano senza provocare – apparentemente – meccanismi di resistenza alle sostanze chimiche a cui fanno ricorso.

L’utilizzo di piante medicinali non è esclusivo della nostra specie. Sono documentati da tempo diversi casi di animali che usano piante come medicine e le recenti ricerche dimostrano che questo comportamento, cui è stato dato il nome di farmacofagia, è più diffuso di quanto precedentemente riconosciuto. Dati aneddotici e sperimentali indicherebbero che la maggior parte di questi comportamenti di auto-medicazione siano atti intenzionali da parte degli animali.

Molti mammiferi, compreso i Primati, assumono alimenti disgustosi ed amari. Secondo alcuni ricercatori molti di questi alimenti non sono assunti per ragioni nutrizionali ma per ragioni di natura farmacologica.

I gorilla (Gorilla gorilla beringei) assumono Rumex abyssinicus, pianta molto amara ricca di acido ascorbico. Questa pianta in Africa orientale è applicata sulle ferite per la sua azione batteriostatica.

Rumex abyssinicus

Rumex abyssinicus

Scimpanzè selvatici (Pan troglodytes) colgono e inghiottiscono le foglie di Aspilia mossambicensis .

Dalle foglie di Aspilia mossambicensis è presente una molecola ad attività antibiotica, antimicotica e antielmintica: la thiarubina A. È noto che alcune specie del genere Aspilia sono utilizzate in Africa, dalla popolazione nativa, per la terapia di sciatalgie, lombaggini e nevralgia.

Aspilia mossambicensis

Aspilia mossambicensis

È interessante notare che gli scimpanzè raccolgono e assumono le foglie di alcuni vegetali con proprietà medicamentose il mattino (Aspilia spp. Lippia plicata, Commelina spp.). Le foglie non sono masticate, ma tenute in bocca facendole passare fra lingua e mucosa orale per diversi secondi prima che l’intero boccone venga deglutito. In questo modo i principi attivi sono assorbiti attraverso la mucosa orale. L’assorbimento attraverso la mucosa orale consente di assumere farmaci che altrimenti verrebbero inattivati a livello gastrico o epatico.

Questa tecnica è molto simile alle tecniche umane di somministrazione di farmaci attraverso la mucosa orale e sublinguale.

Nel Parco nazionale dei Monti Mahale, in Tanzania nel 1989 fu osservata una femmina di scimpanzè succhiare il succo amaro di Vernonia amygdalina, pianta in genere non appetita da queste scimmie, ma ampiamente utilizzata in Africa per il trattamento delle parassitosi e delle turbe gastrointestinali negli uomini e nel bestiame.

Dalla Vernonia amygdalina sono stati isolate numerose molecole farmacologicamente attive: quattro lattoni sesquiterpeni , sette glucosidi steroidei e due agliconi di glucosidi che nel complesso mostrano un’azione antischistosomomica, plasmodicida e leishmaniocida .

Si è ipotizzato che gli scimpanzè di Mahale controllino le parassitosi mediante l’ingestione di questo vegetale.

Vernonia amygdalina

Vernonia amygdalina

Recentemente si è scoperto che gli scimpanzé consumano argilla e le foglie di Trichilia rubescens, una pianta che cresce in Africa, per combattere la malaria. Analisi di laboratorio hanno dimostrato che l’ effetto antimalarico è raggiunto solo quando la pianta viene ingerita assieme all’ argilla che contiene caolinite, un minerale noto per le sue proprietà curative nei confronti di disturbi intestinali. Gli orangutan si strofinano invece sul pelo la commelina, una rara erba che cresce nella foreste del Borneo e che ha proprietà antibatteriche e anti infiammatore.

Trichilia emetica

Trichilia emetica

In India, Ungulati e Primati ingeriscono la corteccia di Holorrhena antdysenterica a scopo antidissenterico.

In Etiopia i babbuini ( Papio sp.) a rischio di contrarre la schistosomiasi mangiano i frutti di Balanites eaegyptica. Questi frutti contengono elevate concentrazioni dello steroide diosgenina capace di uccidere la cercaria dello schistosoma.

L’utilizzo di piante a scopo medicamentoso non è esclusivo dei Primati. È noto che i gatti masticano le foglie giovani di certe graminacee come emetico, per spurgare il loro apparato digerente. In India le tigri mangiano occasionalmente frutti di Ziziphus jujuba, che contiene principi purgativi quinonici.

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