Desmond Morris, nato in Inghilterra nel 1928, laureato in Zoologia e Filosofia, è considerato uno dei maggiori etologi e sociologi contemporanei. Tra le sue opere letterarie ho deciso di ricordare e proporre ai lettori del Blog il libro “Noi e gli animali – come convivere-” (Titolo originale: “The Animal Contract” 1990)
Gli esseri umani che popolano il nostro pianeta hanno raggiunto/superato i 6 miliardi. Qualche migliaio di anni fa gli uomini occupavano solo una minima parte del pianeta, tra mille difficoltà che ne mettevano in forse la sopravvivenza.
In seguito la specie umana si è diffusa ovunque divenendo vera e propria infestazione che mette a repentaglio la propria esistenza e quella di molte altre specie animali e vegetali. Nei prossimi 30-40 anni raggiungeremo il numero di 10 miliardi. L’uomo si sta impossessando degli spazi naturali ad una velocità tale che nel giro di poche generazioni cesserà di esistere.
Gli ambientalisti, spesso inascoltati o considerati degli estremisti, sono sempre più preoccupati per l’inquinamento, il riscaldamento globale … ma esiste un altro crimine che stiamo commettendo: la rottura del “Contratto animale”. Ovvero il contratto che abbiamo stipulato in passato con gli animali e che ci ha reso partner nella condivisione del pianeta.
Alla base di questo impegno sta l’assunto che ogni specie deve limitare il proprio sviluppo demografico quanto basta per permettere alle altre forme di vita di coesistere. Tutti gli animali, eccetto noi, rispettano i contratti che li legano a doppio filo tra loro.
I predatori necessitano della preda e la preda ha bisogno della vegetazione. Sovrappopolazione è sinonimo di fame, malattie e nel nostro caso, di miseria e sopraffazione. Ciascuna specie ha sviluppato un sistema di controllo demografico che impedisce di raggiungere livelli numerici devastanti.
Ad esempio le femmine in condizione di sovraffollamento cessano di riprodursi: gli embrioni non sviluppano o le madri non allevano i figli dopo averli partoriti. Questi eventi riducono la popolazione di un territorio a un livello tale che riproduzione e procreazione possono ricominciare ad un ritmo normale.
A causa della nostra “intelligenza” i cambiamenti e culturali, tecnologici che si sono susseguiti con un andamento esponenziale, hanno determinato un aumento della popolazione esplosivo. Ci portiamo dietro un’eredità genetica tribale il cui messaggio è: “se avete cibo e risorse, moltiplicatevi quanto vi pare!!!”.
I progressi tecnologici hanno reso inefficace il meccanismo di controllo demografico. Il risultato è stato il saccheggio indiscriminato del pianeta nel nome di una malintesa concezione di progresso che si accompagna ad una scarsa qualità della vita. Chi ha beneficiato di questo “progresso” è un numero limitato di persone, ma la maggior parte degli uomini sgobba quotidianamente ed in modo ben più duro e crudele di quanto non lo fosse nell’Età della pietra.
Cupidigia e immaturità obnubilano la nostra mente rendendoci inconsapevoli di un ‘mportante verità basilare, ovvero siamo animali e in quanto tali interagiamo con tutti i viventi e con l’ambiente circostante. Secondo l’autore del libro siamo arrivati a questo punto quando abbiamo rotto il Contratto animale: quando abbiamo cominciato a sopraffare e sfruttare i nostri “coinquilini” sono cominciati i guai. In 10mila anni l’uomo ha minato l’equilibrio della natura ad un punto tale che per cambiare in meglio le cose occorrerà un mutamento radicale di mentalità.
La rottura del Contratto animale ha spezzato quella delicata rete che legava le varie forme di vita. Ciò ha provocato e provoca crisi alimentari, fame, epidemie, senza contare che sono stati messi in forse i cicli della vegetazione. Nello contempo la nostra specie si è profondamente estraniata dagli altri animali sì da non pensare secondo i normali schemi biologici.
È necessario smetterla di violare il Contratto e reprimere le pulsioni di dominazione e prevaricazione sulle altre specie condannandole all’estinzione.
Per cercare di riporre rimedio occorre valutare con lucidità ed attenzione una serie di fatti. Qual è nel suo complesso la storia del Contratto animale? Quando è stato “stipulato” e come è stato violato? Grazie a quest’analisi è possibile trovare un modo per ripristinare il contratto prima che sia troppo tardi? Queste sono le domande cui Desmond Morris cerca di rispondere per mezzo del libro proponendo un prezioso decalogo “di buona convivenza” con gli animali. Termino con un caloroso invito alla lettura di questo saggio, abbandonando, seppur temporaneamente le stupidaggini che i media ed in particolar modo quelli televisivi ci propinano quotidianamente narcotizzando la nostra mente.


















