Archivio di febbraio 2010
Nessuna altra tossina presente in natura sembra eguagliare per complessità biochimica e azione farmacologia il veleno dei serpenti.
Lo xenopo liscio (Xenopus laevis), conosciuto anche con il nome di platanna è un anfibio originario dell’Angola meridionale, Namibia e Sud Africa dove vive dal livello del mare fino a circa 3000 di quota (catene montuose dell Africa orientale). E’ stato introdotto in Europa, USA, Cile e più di recente la specie è stata segnalata in Indonesia.
Il tasso del miele o ratele (Mellivora capensis)
Il tasso del miele è un mustelide. E’ un predatore instancabile in grado di cacciare anche serpenti velenosi. Ha una corporatura robusta e muscolosa, che gli consente di confrontarsi con animali di taglie molto più grandi; può raggiungere il metro di lunghezza, alto circa 30 cm al garrese, con un peso di 13-15 kg.
Deve il suo nome in quanto ghiotto miele. Per procurarselo crea spesso una simbiosi mutualistica con un uccello, l’indicatore dalla gola nera (Indicator indicator).
Il Tuatara è un rettile raro, di medie dimensioni (gli adulti hanno un peso che varia da circa 300 g a 1000 g e possono raggiungere una lunghezza di 60 cm) presenti esclusivamente in Nuova Zelanda; in particolare sopravvive a fatica in trenta isolotti fra lo Stretto di Cook, la Baia di Planty e il Golfo di Hauraki.
E’ l’unico membro della famiglia Sphenodontidae, ordine Rhynchocephalia ben rappresentato da numerose specie circa 200 milioni di anni fa. Attualmente si conoscono due specie:
Xenopsylla cheopis, è una pulce ectoparassita di molti animali; è frequente soprattutto sui ratti ed è il principale vettore della peste bubbonica in quanto veicola il patterio patogeno Yersinia pestis.
La macrauchenia è un mammifero estinto ‘ultimo rappresentante dell’ordine dei litopterni, un gruppo di ungulati vissuti in Sudamerica per tutto il Cenozoico (65milioni di anni fa). Si ritiene che la macrauchenia vagava in branchi nelle sterminate pianure della pampa argentina, brucando le cime degli alberi con l’aiuto della corta proboscide.
Si estinse al termine del Pleistocene (periodo compreso tra i 2,58 milioni di anni 11.700 anni). L’estinzione non dipese dalle glaciazioni (che non interessarono il Sudamerica) ma da una serie di altri fattori tra i quali l’azione di predatori evoluti provenienti dal nord (come gli Smilodon) e, forse, la caccia dei primi uomini.



















